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Alcamo
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Alcamo
: Comune della provincia di Trapani di 47.000 abitanti circa |
Come Raggiungerla
: da Alcamo Marina percorrere fino all fine la strada comunele che portala
all'autostrada A29 | Sito
Ufficiale : www.comune.alcamo.tp.it |
| | Ricca
di monumenti e di opere d'arte, Alcamo sorge di fronte al golfo di Castellammare,
in mezzo ai colli tappezzati di vigneti che dai piedi del Monte Bonifato si estendono
fino al mare. Patria di Cielo D'Alcamo (autore del Contrasto d'Amore, prima opera
letteraria scritta in italiano volgare), Alcamo nasce durante il dominio arabo
come Manzil Al Qamah, un casale-stazione lungo la strada commerciale che univa
Palermo a Mazara del Vallo, protetto dalle due fortezze di Bonifato e di Calatubo
descritte, nel secolo XII, dal geografo arabo Al Idris e dal pellegrino andaluso
Ibn Gubayr. | Nel XIV
secolo, sotto la dominazione dei Ventimiglia, con la costruzione del castello
"dei Conti di Modica", dopo il definitivo abbandono dell'abitato sul
Bonifato, si sviluppa, protetto da una cinta di mura, il primo consistente nucleo
abitativo. Dal quattrocento al settecento si inseriscono ai limiti della città
gli ordini religiosi intorno ai quali si formano, fuori delle mura trecentesche,
i nuovi quartieri. Alla fine del '600, con l'edificazione dell'imponente chiesa
del Gesù, il Piano Maggiore (l'attuale piazza Ciullo), cerniera tra il
nucleo originario e la "città nuova", diventa il fulcro del barocco
alcamese ed assume, già da allora, la funzione di centro della città.
Dopo l'unità d'Italia, con la trasformazione degli edifici appartenuti
agli ordini religiosi in scuole, ospedali e caserme, e con l'abbattimento delle
mura, inizia l'espansione edilizia fino alle pendici del M. Bonifato e, contemporaneamente,
il progressivo declino della parte antica della città. | Negli
ultimi anni, con il consolidamento ed il restauro dei principali monumenti, attuati
con la riscoperta del patrimonio architettonico, il centro storico è tornato
ad assumere la funzione di vero e proprio salotto cittadino. La visita può
iniziare dalla centralissima piazza Ciullo. All'angolo con il "cassaro grande"
(corso 6 Aprile), si eleva la chiesa di S. Oliva, edificata tra il 1722 e il 1774
dall'architetto trapanese Giovan Biagio Amico sull'impianto di una precedente
chiesa trecentesca. L'esterno è semplice ma imponente, con un'alta facciata
a capanna abbellita da un portale cinquecentesco ed un piccolo campanile angolare
privo di cuspide esterno all'abside. Con i restauri effettuati dopo l'incendio
del 1989, in cui sono andati distrutti gli affreschi del soffitto, la chiesa si
mostra ora, nell'unica navata, ricca di stucchi, dipinti e marmi policromi. |
Tra le opere d'arte spiccano, oltre
a Le Anime Sante del Purgatorio (1639), pregevole tela di Pietro Novelli, purtroppo
mal restaurata, posta all'altare maggiore, la statua di S. Oliva (1511), uno dei
capolavori di Antonello Gagini, due formelle in marmo di scuola gaginesca, ai
lati dell'abside, raffiguranti S. Luca e S. Angelo (sec. XVI), e il gruppo marmoreo
dell'Annunciazione, proveniente dalla chiesa dell'Annunziata, di Antonino e Giacomo
Gagini (1545), che troviamo nella prima cappella a sinistra dopo l'ingresso. Domina
la piazza la chiesa del collegio Gesuiti (1684-1767), con l'alta ed armoniosa
facciata decorata di sculture e fregi, e sormontata, ai lati, da due piccoli campanili
gemelli. All'interno, nell'unica navata con transetto, si conservano alcuni dipinti
di scuola novelliana (sec. XVIII), S. Francesco Saverio e S. Ignazio di Lojola
e, all'altare maggiore, La Circoncisione, grande tela dell'alcamese Giuseppe Renda
eseguita nel 1796 su commissione degli stessi Gesuiti. Nel vicino oratorio, purtroppo
mal conservati, sono visibili gli affreschi di Domenico la Bruna, raffiguranti
l'Assunta e i Santi Gesuiti (1738). | Risalendo
la via Mazzini lungo la fiancata della chiesa ci portiamo, in piazza della Repubblica,
al trecentesco Castello dei conti di Modica. Più volte rimaneggiato, l'edificio
mantiene tutt'ora la struttura originaria a pianta romboidale, con le quattro
torri agli angoli (due quadrate e due rotonde), e le eleganti finestre di gusto
gotico-catalaneggiante. Oltre la piazza, sul piano S. Maria, è la chiesa
di S. Maria del Gesù fondata nel sec. XV, con l'annesso convento dei Padri
Minori, dal Beato Arcangelo Plagenza da Calatafimi. Ampliata nel 1507 per volere
dei conti di Modica e ristrutturata nel 1762, è caratterizzata, nella facciata,
da un singolare portico con archi a tutto sesto, sospesi da quattro colonne in
marmo bianco arricchite da capitelli corinzi. All'interno, subito dopo l'elegante
portale attribuito al Berrettaro (1507), troviamo una pregevole custodia marmorea
di Baldassare Massa (1556). Sopra l'urna in vetro che custodisce le spoglie del
Beato Arcangelo, fondatore della chiesa, si ammira la splendida tavola della Madonna
Greca (sec. XVI). Il dipinto è di autore incerto ma può essere attribuito
ad Antonello Crescenzio, al cui stile sembra accostarsi per gli influssi dell'arte
lombarda che vi si colgono. | Raffigura
la Madonna col Bambino tra i Santi Francesco e Benedetto e, inginocchiati con
alcuni cavalieri e dame, i conti di Modica Federico Enriquez d'Aragona e Anna
I Cabrera, ricostruttori della chiesa. Notevoli sono pure la statua della Madonna
col Bambino (sec. XVI) posta all'altare maggiore, attribuita al Berrettaro o al
Mancino, e gli affreschi delle pareti raffiguranti le Stazioni della Via Crucis,
eseguiti nel 1901 da Carlo Righetti. Tornati in piazza Ciullo, immettendoci nel
"cassaro stretto" nel punto in cui nelle antiche mura si apriva la Porta
Trapani, si entra nella "città vecchia". Nella piazzetta IV novembre
prospetta la chiesa Madre, dedicata a S. Maria Assunta ed elevata a Basilica nel
1966. Fondata nel 1332 e ampliata nel XVI secolo, deve l'attuale aspetto agli
architetti Angelo Italia e Giuseppe Diamante (1669). La facciata, disegnata da
Emanuele Cardona, risale al 1785. Dell'edificio originario conserva il campanile,
realizzato adattando una preesistente torre di avvistamento, il portale del lato
est, attribuito al Berrettaro (1499), e l'elegante Cappella dello Spirito Santo
o della Sacra Spina (1430), che si apre in fondo alla navata destra. Conserva
gli archi originali ad ogiva in pietra e l'affresco de "La Pentecoste"
(sec. XV) scoperto durante i restauri del 1958. All'altare è posto un prezioso
reliquiario del 1636 in cui è racchiusa una spina appartenuta, si dice,
alla corona di Cristo. | L'interno
della chiesa è a pianta basilicale divisa in tre navate da due file di
colonne monolitiche in marmo rosso del Bonifato. Oltre agli affreschi, eseguiti
nel 1736-37 dal fiammingo Guglielmo Borremans, conserva numerose opere di notevole
interesse storico ed artistico. Tra esse spiccano, nella navata destra, un Crocifisso
in mistura (1523) ed una custodia in marmo (1519) di Antonello Gagini, e L'Ultima
Cena (1613), tela di Andrea Carrera posta nella cappella a destra dell'altare
maggiore. Sono da ammirare anche l'Assunta (1605), grande tela di scuola napoletana
posta all'altare maggiore, la statua di S. Pietro (1586), di Giacomo Gagini, sopra
l'altare del transetto, La Madonna della Neve, affresco della fine del '300 posto
nella cappella a sinistra dell'altare maggiore e, sull'altare della stessa cappella,
la statua della Madonna dei Miracoli di Lorenzo Curti (1720) autore, con i figli,
anche degli stucchi della stessa chiesa. Bellissimo è anche il portale
cinquecentesco che immette nella sacrestia, attribuito al Berrettaro. Una delle
opere d'arte di maggior pregio che si trovano nella chiesa e, probabilmente, in
tutta Alcamo, è l'altorilievo del Transito della Vergine, visibile nella
terza cappella della navata sinistra. Eseguito nel 1529 da Antonello Gagini, raffigura,
in una scena di grande intensità espressiva, la Vergine sul letto di morte
circondata dai dodici Apostoli. | Nella
cappella vicina, ai lati della statua lignea della Madonna del Carmelo (fine del
XVII secolo), troviamo due tele ovali del Borremans raffiguranti due episodi del
Vecchio Testamento: Abigail che doma l'ira di David e Rutz e Booz. In questo dipinto,
secondo la tradizione, l'autore ha raffigurato se stesso nella figura di Rutz,
e una delle sue figlie in quella di Booz. Proseguendo verso l'uscita, nella prima
cappella della navata sinistra, vicino al fonte battesimale in marmo degli inizi
del '500, è visibile la tela della Madonna del Lume dell'alcamese Giuseppe
Renda (sec. XVIII). Di fronte alla chiesa Madre prospetta l'ex chiesa di S. Nicolò
di Bari, fatta edificare intorno al 1558 da Pietro Mastrandrea, rettore della
confraternita dei Bianchi la cui regola imponeva di prestare cure agli ammalati
poveri della città e di assicurare loro degna sepoltura. La facciata presenta
un bel portale sormontato da una elegante finestra bifora, ed una colonnina in
marmo intagliato, all'angolo con la via XI Febbraio. Entrando nella strada, dopo
pochi passi, si ammira la bella facciata del Palazzo Fraccia (sec. XVIII), interessante
esempio di stile Rococò. | Conserva
il portale d'ingresso con la lunetta (sec. XVI), attribuiti al Berrettaro e all'interno,
oltre ai tipici stucchi settecenteschi, la statua della Madonna del Soccorso,
dello stesso autore. Continuando, all'angolo della via Rossotti, quasi di fronte
alla cinquecentesca Loggia Comunale, ora adattata a centro commerciale, troviamo
la chiesa dell'Angelo Custode, fondata nel 1659, con l'annesso "Conservatorio
delle Reparate" (1684). Ricostruita nel '700 dall'architetto Giovan Biagio
Amico, conserva alcuni affreschi di autore ignoto e due tele di Domenico La Bruna,
L'Angelo Custode e S. Francesca Romana, dipinte nel 1738. In fondo alla via Rossotti,
vicino al seicentesco Palazzo Rossotti, di cui si ammira la bella balconata centrale,
si eleva uno dei monumenti più antichi della citta': la chiesa del SS.
Salvatore o "della Badia Grande", da poco adattata ad "auditorium
musicale". Originaria del '300 ed ampliata nel '500 deve le forme attuali
alla ricostruzione settecentesca. L'interno è a navata unica. Alle pareti
mostra una serie di statue in stucco di Bartolomeo Sanseverino (1758), allievo
del Serpotta, e, alla volta, gli affreschi di Carlo Brunetti (sec. XVIII), autore
anche della tela della Trasfigurazione posta all'altare maggiore. Vi si custodiscono
anche due dipinti attribuiti a Pietro Novelli, L'Estasi di S. Teresa e L'Assunzione,
una statua raffigurante S. Benedetto da Norcia, di Antonino Gagini (1545), ed
una custodia in marmo dello stesso Gagini e Baldassare Massa (sec. XVI. Nella
vicina piazza Libertà, troviamo i ruderi della chiesa dell'Annunziata,
esempio unico in Alcamo di di stile Gotico-Catalano. | Della
struttura originaria (sec. XIV) più volte rimaneggiata nei secoli successivi,
rimangono alcune colonne della navata destra, una parte dell'abside ed alcune
cappelle con raffinati elementi decorativi. Proseguendo nel corso VI Aprile verso
Porta Palermo, nella via De Ballis si può vedere l'nteressante Torre di
Casa De Ballis (appartenuta ad una nobile e ricca famiglia piacentina), uno dei
rarissimi esempi in Alcamo di architettura civile del quattrocento. Conserva la
merlatura originaria e le eleganti finestre bifore e trifore. La visita al piccolo
gioiello della chiesa dei Ss. Cosma e Damiano è d'obbligo. Fondata intorno
al 1500 e rifatta nel 1721 a pianta esagonale su progetto dell'architetto Giuseppe
Mariani, si rifà all'eleganza barocca del modulo Borrominiano. Vi si ammirano
due splendide tele del Borremans (sec. XVIII), L'Immacolata (all'altare maggiore)
e La Madonna col Bambino tra Santi (al secondo altare a destra), due dipinti di
Andrea Carrera, La Madonna del Rosario (1658) e La Madonna degli Angeli (1669),
e due stupende statue in stucco, magistrali opere di Giacomo Serpotta: La Carità
e La Giustizia nelle quali si evidenzia una carica espressiva e un rigore stilistico
che esaltano l'essenza dell'arte barocca. | | il
testo è stato redatto da Giuseppe Calandrino |
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