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Calatafimi
Segesta : | Come
Raggiungerla : da Alcamo Marina inboccare l'autostrada A29 direzione Trapani
a 10 km subito dopo la galleria si trova l'uscita per segesta, 13 km , tempo di
percorrenza 15 minuti. | Sito
Ufficiale : www.calatafimisegesta.com |
| | Per
tutti i tre millenni della sua esistenza, Segesta si inserisce con un ruolo di
grande rilevanza nella storia della Sicilia antica. Segesta (o Egesta) era la
città più importante degli Elimi, un popolo sconosciuto la cui area
geopolitica si estendeva in tutta l'area nord-occidentale della Sicilia. Oltre
a Segesta, gli Elimi avevano fondato anche Erice (la città sacra), Entella
ed altri centri minori. Su questo popolo si conosce ben poco. Di certo non appartenne
in origine a nessuna delle tre maggiori civiltà antiche dell'Isola: quella
sicana, quella fenicia e quella greca. | Sembra
che fosse una popolazione risultata dalla fusione di indigeni Sicani e di immigrati
provenienti dalla Focea o dall'Anatolia (regioni dell'Asia Minore) ai quali, in
periodi successivi, si aggiunsero altri gruppi provenienti dalla Grecia. Secondo
alcuni storici antichi furono dei profughi troiani ad approdare alla coste trapanesi
durante la lunga ricerca di una nuova patria. Quì, avendo trovato il posto
ideale dove fare rifiorire la loro civiltà, si insediarono fondendosi alle
popolazioni locali. | Segesta assimilò
presto la cultura greca. I ritrovamenti di vasellame con decorazioni tipicamente
greche, i resti di sicura influenza dorica rinvenuti all'interno del santuario
di Mango, le iscrizioni in lingua elima ma con caratteri greci sulle terrecotte
e sulle monete segestane sono prova della profonda ellenizzazione della città.
Tuttavia Segesta fu la grande nemica di Selinunte, forse la più grande
ed importante città greca della Sicilia, che tentava di conquistarsi uno
sbocco sul Tirreno nell'area del golfo di Castellammare. | La
guerra tra le due città iniziò intorno al 580 a.C. con ripetuti
sconfinamenti dei Selinuntini in territorio nemico. Con il susseguirsi degli eventi
la guerra coinvolse tutta la Sicilia: quando, nel 416 a.C., Selinunte si alleò
con Siracusa, i Segestani chiesero aiuto ad Atene che, sperando di estendere il
suo dominio sul Mediterraneo, intervenne nel conflitto con l'invio della flotta
e dell'esercito. Siracusa, assediata resistette per due anni dall'esercito ateniese
e, grazie all'intervento di Sparta che venne in suo aiuto, nel 413 a.C. uscì
vittoriosa. Successivamente Segesta cercò l'aiuto di Cartagine che intervenne
temendo che l'espansione di Selinunte avrebbe potuto deteriorare gli equilibri
politico-militari in questa parte della Sicilia. Nel 409 a.C. i Cartaginesi, assieme
all'esercito di Segesta, distrussero Selinunte, poi Gela, Imera e Camarina e,
infine, nel 406, anche Agrigento. Ma la vittoria cartaginese segnò l'inizio
del declino di Segesta che, ridotta ormai ad avamposto punico, perse, di fatto,
la sua indipendenza politica. I secoli successivi sono segnati da fatti che testimoniano
il progressivo declino politico e militare di Segesta. Nel 397 a.C. durante la
spedizione di conquista della Sicilia occidentale, la città fu assediata
da Dionisio di Siracusa. | Nel 339,
dopo la famosa battaglia del Crimiso (l'attuale Fiume Freddo) che vide vittoriosi
i Siracusani guidati da Timoleonte contro Asdrubale ed Amilcare alla testa dei
Cartaginesi, Segesta si alleò con Agatocle di Siracusa. |
Ma costui, per vendicarsi dello scarso contributo
dato nella guerra contro Cartagine, dopo averne ucciso gli abitanti tra atroci
torture, la distrusse in un solo giorno cambiandone il nome in Diceopoli (cioè
città della giustizia) eleggendola a domicilio dei disertori e deportandone
i giovani e le donne che furono venduti come schiavi ai Bruzzi. In seguito, essendosi
di nuovo alleata con Cartagine, fu da questa assediata ed espoliata dei beni per
punire i Segestani che avevano aiutato Pirro nel 269 a.C. La I guerra punica vede
Segesta fedele alleata di Roma. Grazie al suo scalo marittimo la città
era divenuta una importante base strategica per Roma che, in nome della leggendaria
origine troiana che accumunava le due città, riservò ai segestani
un trattamento di riguardo: elesse Segesta "civitas libera et immunis"
esimendola dal pagamento dei tributi. Nel 104 a.C. le rivolte degli schiavi in
Sicilia, le cosiddette guerre servili che culminarono soffocate nel sangue nel
99 a.C., iniziarono proprio da Segesta sotto la guida di Atenione. |
Non esistono notizie certe ma sembra che la città
sia stata distrutta definitivamente dai Vandali nel V secolo. In seguito vi persistette
un piccolo insediamento e dopo la cacciata degli Arabi, i Normanni vi edificarono
un grande castello - poi ampliato in epoca sveva - che costituì il centro
di un borgo medievale. In seguito se ne perse quasi il nome fino a quando, nel
1574, lo storico domenicano Tommaso Fazello, a cui si deve la identificazione
dell'80 % delle città antiche della Sicilia, ne localizzò il sito.
| Le ricerche archeologiche non sono
ancora arrivate a ricostruire la città che si estendeva sulle pendici del
monte Barbaro ed era racchiusa da due differenti cinte di mura risalenti ad altrettante
epoche. Il tempio, edificato su un rilievo all'esterno delle mura alla fine del
V secolo a.C., è uno dei più importanti esempi di stile dorico a
noi pervenuti. A molti studiosi esso appare incompiuto: mancano infatti le scanalature
delle colonne e non vi è traccia della cella all'interno. Altri, invece,
sono convinti che l'edificio sia finito così come si è conservato
e che fosse un luogo di culto in cui, secondo gli usi dei popoli orientali dai
quali gli Elimi discendevano, si celebravano riti all'aperto su un'altare provvisorio.
Il tempio, per l'eleganza dello stile, esprime l'avanzato livello di civiltà
raggiunto. Lo stile si accosta ai canoni del dorico greco. Le trentasei colonne
che formano il peristilio poggiano su uno stilobate che misura m 61,15 x 26,25.
| Sono alte, con il capitello, m 9,36
ed hanno un diametro alla base di m 1,95 e, alla parte alta, di m 1,56; sono distanti
tra loro m 2,40 e reggono ancora la trabeazione, a metope piane, alta m 3,58 e
i frontoni delle due facciate. Il tempio va contemplato nell'imponente armonicità
delle sue proporzioni. Armonicità che si coglie già quando esso
appare da lontano nel mezzo del paesaggio, e quando, arrivati sotto le colonne,
vi si accede all'interno cogliendo l'indescrivibile sensazione di unicità
del luogo. | Percorrendo il sentiero
che sale verso il teatro attraversando quella che era l'antica città, si
possono osservare, sulla destra, i resti di una grande torre quadrangolare che
fiancheggiava una delle porte; più lontano, a sinistra, i ruderi di un'altra
torre dalla quale è possibile seguire i resti delle mura più antiche.
Più in alto si incontrano i resti della seconda cinta muraria (nella quale
sono impiegati materiali sottratti a costruzioni preesistenti), che cingeva l'abitato,
già ristretto posteriore alla distruzione della città ad opera di
Agatocle (307 a.C.). Lungo i fianchi della strada l'occhio attento può
notare per tutto il percorso numerose tracce di edifici, alcuni dei quali sicuramente
importanti. Si trovano, inoltre, parte di una strada lastricata in una zona che
doveva essere al centro della vita sociale di Segesta e una interessante casa
del periodo romano quasi interamente portata alla luce. Infine, su una delle due
acropoli, dove è stata identificata l'ubicazione dell'Agorà, sono
visibili i resti di una chiesetta monoabsidata del XV secolo dedicata a S. Leone
e del castello normanno. La costruzione del teatro si fa risalire alla seconda
metà del III secolo a.C. Si trova all'interno delle mura della città,
proprio sulla sommità del monte Barbaro in una posizione da cui si gode
la splendida vista del paesaggio sottostante. | La
cavea è contenuta in un semicerchio di 63 metri ed è formata da
sette cunei con le gradinate inferiori completamente scavate nella roccia. La
scena, di cui rimangono solo le tracce, doveva essere riccamente decorata con
colonne e pilastri. In epoca romana fu rimaneggiato ed abbellito conservando la
struttura originale dell'orchestra che permetteva agli attori di presentarsi sulla
scena all'improvviso attraverso un passaggio sotterraneo. | Durante
gli scavi del 1927 sono stati rinvenuti sotto la scena e sotto la cavea i resti
di un edificio, forse religioso, databile intorno al X-IX secolo a.C. e l'ingresso
di una grotta nella quale si è trovato abbondante materiale preistorico
e di epoche successive. Ai piedi del monte Barbaro, in contrada Mango gli scavi
del 1967 hanno portato alla luce i resti di un "santuario" di età
arcaica cinto da un grande muro rettangolare di massi squadrati. All'interno di
esso si sono scoperti i resti di uno o più edifici dorici costruiti tra
il VI e il V secolo a.C.. Anche se le operazioni di scavo stanno riportando alla
luce reperti di grandissima importanza, per molti aspetti Segesta è ancora
una città sconosciuta. Il monte Barbaro custodisce da secoli i segreti
di una civiltà che tanta importanza ha avuto nella storia della Sicilia
e di tutta l'area del mediterraneo. Segreti che, una volta svelati, potranno far
luce su misterioso popolo degli Elimi. | il
testo è stato redatto da Giuseppe Calandrino |
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